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giovedì 4 febbraio 2010

IL GRIFO E L’ANCORA




Prima aggiunta

    Appena otto anni prima, nel 1525, Erasmo da Rotterdam tesseva l'elogio delle officine Aldine, scrivendo da Basilea a Francesco d'Asola, erede di Aldo il Vecchio: «le vostre officine mi sono care quanto le buone lettere, che amo tantissimo e che alla vostra impresa devono tanto quanto a nessun'altra». Il genio d'Erasmo s'inchinava all'impresa dell'Ancora.
    Lo stesso Erasmo, che conosceva bene i protagonisti della cultura umanistica italiana, ne ricordava con rimpianto i grandi maestri, Ermolao Barbaro, Angelo Poliziano e il più giovane Filippo Beroaldo, le cui opere ammirava (…quorum scripta semper veneratus sum…).
    Ora quel Poliziano, venerato da Erasmo, si può leggere all'insegna del Grifo lionese. E il suo lettore sembra condividere le convinzioni erasmiane. Egli ha lasciato sul libro tracce, non numerose ma eloquenti, che ne rivelano l'ammirazione per il Poliziano: alcune postille alla prolusione di Poliziano a Svetonio, il suo ex libris, e, infine, una rilegatura in pergamena insolitamente "polizianesca".

 
(Continua)

domenica 17 gennaio 2010

IL GRIFO E L’ANCORA






Frammento di un discorso storico

    Il frammento che ci affascina non è questa volta di carta o di pergamena, ma le parole iniziali di un discorso rimasto interrotto. Il lettore del Cinquecento, nel momento di chiudere il libro, vede nell'ultima carta il marchio tipografico dello stampatore e annota:

«L'Anchora ha perso sua conditi<o>ne,… »

   Il libro che ha tra le mani è il terzo tomo delle opere di Angelo Poliziano, quello che contiene le Praelectiones, Orationes & Epigrammata, stampate a Lione da Sébastien Gryphe nel 1533. L'edizione è certamente ottima e il lettore umanista ne è contento. Egli sicuramente sa e ricorda che l'opera latina del Poliziano ha avuto la sua edizione principe nel 1498 ad opera di Aldo Manuzio (Venetiis in aedibus Aldi Romani, mense Julio MIID). Quella edizione fece epoca e a distanza di 35 anni non è stata dimenticata. Nessun editore italiano avrà la capacità o la forza di ripeterla. Bisognerà aspettare altri venti anni per veder comparire una nuova edizione di pari livello e ciò avverrà in Svizzera, a Basilea nel 1553 (Apud Nicolaum Episcopium Jr.).

   Nel frattempo il nostro lettore umanista può contentarsi dell'edizione di Lione, non senza rimpiangere l'edizione Aldina. L'editoria umanistica sta cambiando casa e il marchio di Aldo, l'ancora, sta cedendo il suo primato. L'Editore francese ne imita le caratteristiche più originali, quali quelle del piccolo formato e del carattere corsivo italico. Questa consapevolezza, che stimola tanta saggistica storica dei nostri tempi, viene intuita dal lettore contemporaneo ed espressa in una breve frase, lasciata aperta con una virgola. Egli aveva forse in mente di aggiungere altre osservazioni? Che cosa avrebbe detto? Il breve frammento, nell'icastica espressione di poche parole, basta a mostrare come in un lampo la crisi di un'epoca.

(Continua)

mercoledì 6 gennaio 2010

Un ‘dolce residuo’ del culto di San Nicola, Vescovo di Mira


   Nel post del 5 Dicembre scorso ho mostrato un frammento di codice medioevale che contiene l'incipit della vita di San Nicola, vescovo di Mira, il cui culto in Occidente, iniziato a Bari, si è diffuso in tutta l'Europa. Il Santo è ricordato nella liturgia cattolica del 6 Dicembre. Per commemorare l'episodio della sua vita in cui si racconta del dono di tre mele d'oro a tre fanciulle povere, in occasione della sua festa si facevano doni ai bambini. Con la festa di San Nicola siamo già nel periodo dell'Avvento e delle feste del Santo Natale. Nei Paesi Settentrionali, com'è ampiamente noto, la tradizione originale di questo culto è andata via via deformandosi e ha trasformato San Nicola nel vecchio barbuto e rubizzo di Babbo Natale, che arriva sulla slitta trainata dalle renne e con un sacco pieno di doni sulle spalle.

   Tuttavia l'immagine del Santo Vescovo non è sparita del tutto. Pur se la Riforma religiosa ha abolito nel culto e nelle chiese l'immagine dei santi, quella di San Nicola sopravvive curiosamente nello stampo di questi spekulatius, confezionati nella Germania Settentrionale. Gli spekulatius, deliziosi biscottini alla cannella, al cioccolato o al burro, sono decorati con stampi che riproducono figure di animali, di personaggi, di oggetti e fanno parte dei dolci caratteristici  che si regalano ai bambini nel periodo natalizio. In questo caso la figura impressa riproduce quella di un Vescovo, con mitria, pastorale e vesti pontificali, delineata in forma compendiaria ed essenziale, ma perfettamente riconoscibile. Chi altri può essere il Vescovo raffigurato se non San Nicola, Vescovo di Mira? L'immagine del Santo appare quale un tenace residuo iconografico dell'antico culto. Ma attraverso gli spekulatius che lo raffigurano, il Vescovo Nicola, pur se la leggenda della sua vita resta relegata nei libri antichi e dotti, continua a distribuire dolcezza e letizia a tutti.