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sabato 7 luglio 2012


Il Grifo e  l’Ancora. Ulteriore aggiunta.




I libri non ricordano i loro lettori. Servono tutti umilmente e in silenzio. Sono piuttosto i lettori che, talvolta, non sempre propriamente, lasciano tracce sulle loro pagine.

Tra gli umanisti era invalso il costume di apporre sul libro una nota d’appartenenza, secondo la formula ex libris. Doveva servire al riconoscimento della proprietà, ma in realtà esprimeva qualcosa di più: la sottile vanità culturale di aver letto e studiato quel libro, e non quello solo, che faceva parte di una raccolta personale. Con la proprietà, inoltre, ambiva a mostrare anche la liberalità del possessore, attraverso la formuletta et amicorum, con la quale si dichiarava la propensione a partecipare alle persone giuste le studiate carte.

La vanità intellettuale si esalta anche nella condivisione.

        Anche Angelo Poliziano praticò questa formula relazionale. E’ cosa assai nota che nei libri che gli sono appartenuti compaia la nota di possesso e la profferta di condivisione. Naturalmente il vezzo del grande maestro fu imitato dai tantissimi che ambirono a definirsi suoi allievi e seguaci.

        E poiché tale voleva essere, come si è visto, anche il lettore della nostra edizione del Grifo, egli ebbe cura di annotare sotto la marca tipografica che chiude l’edizione, il suo ex libris secondo la formula consueta:


Joannis Marie de Sbrullis et amicorum

Di Giovanni Maria … e degli amici

        "de Sbrullis" o "de Sbrollis"? Chi era costui? E chi erano i suoi amici? Forse, prima o poi, questo nome potrà essere riconosciuto come quello di un lettore attivo in qualche realtà geografica e sociale, probabilmente italiana. Certamente, però, la sua fisionomia di lettore e ammiratore dell’insegnamento del Poliziano è confermata anche dall’ex libris.

        (Continua)

domenica 17 gennaio 2010

IL GRIFO E L’ANCORA






Frammento di un discorso storico

    Il frammento che ci affascina non è questa volta di carta o di pergamena, ma le parole iniziali di un discorso rimasto interrotto. Il lettore del Cinquecento, nel momento di chiudere il libro, vede nell'ultima carta il marchio tipografico dello stampatore e annota:

«L'Anchora ha perso sua conditi<o>ne,… »

   Il libro che ha tra le mani è il terzo tomo delle opere di Angelo Poliziano, quello che contiene le Praelectiones, Orationes & Epigrammata, stampate a Lione da Sébastien Gryphe nel 1533. L'edizione è certamente ottima e il lettore umanista ne è contento. Egli sicuramente sa e ricorda che l'opera latina del Poliziano ha avuto la sua edizione principe nel 1498 ad opera di Aldo Manuzio (Venetiis in aedibus Aldi Romani, mense Julio MIID). Quella edizione fece epoca e a distanza di 35 anni non è stata dimenticata. Nessun editore italiano avrà la capacità o la forza di ripeterla. Bisognerà aspettare altri venti anni per veder comparire una nuova edizione di pari livello e ciò avverrà in Svizzera, a Basilea nel 1553 (Apud Nicolaum Episcopium Jr.).

   Nel frattempo il nostro lettore umanista può contentarsi dell'edizione di Lione, non senza rimpiangere l'edizione Aldina. L'editoria umanistica sta cambiando casa e il marchio di Aldo, l'ancora, sta cedendo il suo primato. L'Editore francese ne imita le caratteristiche più originali, quali quelle del piccolo formato e del carattere corsivo italico. Questa consapevolezza, che stimola tanta saggistica storica dei nostri tempi, viene intuita dal lettore contemporaneo ed espressa in una breve frase, lasciata aperta con una virgola. Egli aveva forse in mente di aggiungere altre osservazioni? Che cosa avrebbe detto? Il breve frammento, nell'icastica espressione di poche parole, basta a mostrare come in un lampo la crisi di un'epoca.

(Continua)